
Il Ratto delle Sabine del Giambologna era alla mia destra; mi sono fermato a guardare quella bellissima forma marmorea che slancia verso l'alto lo sguardo con l'aria di chi non l'aveva mai osservata con calma nonostante siano mesi che ci passo davanti, e infatti era così.
Non mi intendo di scultura rinascimentale ma riesco ancora a riconoscere il bello quando lo vedo.
Il primo pensiero è stato: ma guarda, l'autore del vero simbolo della mia città (la statua del Nettuno di piazza del Nettuno) ha "piazzato" ben tre statue nel raggio di venti metri in centro a Firenze: quella che avevo vicino, Ercole e il centauro e il Monumento equestre a Cosimo de Medici.
Mi ha fatto sentire per un attimo a casa.
Mi sono ricordato la sua curiosa storia; un fiammingo (vero nome Jean de Boulogne) che diede ai Bolognesi la sua opera più importante, scartata dai Medici per scarsa lungimiranza, ricevendone in cambio (vox populi) il taglio delle mani perchè non ne facesse altre di altrettanto belle...
Quando si dice l'ospitalità emiliana
