venerdì 22 gennaio 2010

Una storiellina edificante, quasi da Mondo Piccolo

Premetto che questa è una storia di fantasia. Mi piacciono e talvolta mi vengono così, di getto.
E mi viene voglia di scriverle.

Siamo in un paesino di provincia tipo il Mondo Piccolo di guareschiana memoria; nulla si muove nelle calde e afose estati e nei nebbiosi inverni che non si sia mosso prima, e nulla mai si muoverà senza provocare uno sconcerto che trabocchi nella meraviglia per l'avvenimento.

Gli affari, le corna, gli affetti, i tradimenti, l'odio e l'amore fanno parte della vita del paese da sempre e lo stupore che generano è quello semplice del pettegolezzo, del racconto sapido e arguto fra amici magari con un fondo piccante da pochade che in questi casi non manca mai e rende il tutto più saporito, degno di un attimo di interesse. Attimo passeggero, in attesa del prossimo evento; ma nessun evento riesce mai a turbare l'ordine stabilito, a incrinare la certezza di tutti gli abitanti che nulla cambia e nulla può cambiare mai perchè è sempre stato così e così sempre sarà, per fortuna.

In questa placida calma perenne, rassicurante, avvolgente e calda come la coperta di Linus improvvisamente nel piccolo paesino accade un avvenimento curioso, imprevisto e non prevedibile.

Un amministratore del paese litiga con la compagna, la scarica e lei va su tutte le furie.
Fine della bella vita, vestiti, feste, viaggi, spese pagate da lui e così via.

Fin qui nulla di nuovo rispetto ad altri eventi che avevano fatto scalpore nel paese sonnolento e placido della bassa; altre simili situazioni erano successe in passato, vedi per esempio la figlia del grosso proprietario che era stata mollata dal marito carrierista per una donna più giovane di fuori città e con molti più soldi di lei, ma tutto era stato metabolizzato dalla tranquillità gioviale e bonaria della gente del nostro paesino. E poi, altre persone avevano subito umiliazioni ancora maggiori, senza troppo scandalo, anzi; il comune sentire della gente le aveva in parte comprese, poi aiutate e infine ignorate nel dolore e soccorse nell'angoscia per superare il trauma, come fa il grande fiume che scorrendo lentamente con dolce fermezza poco a poco piega alla sua corrente tutti i tronchi, i rami, ramoscelli, foglie che ha in superficie. Una volontà ferma e irremovibile a proseguire il suo cammino.

Il fatto anomalo di questo avvenimento, per ora così normale e per nulla inedito, è che il carattere della signorina è più forte di quanto tutti potessero immaginare e diventa subito chiaro a chiunque che lei non ha alcuna intenzione di assecondare il lento scorrere della vita del paesino come è sempre stato, e come ha fatto lei stessa in tutti gli anni precedenti, anzi; ha intenzione di mettere in piazza vizi e virtù dell'autorevole ex-fidanzato compromettendone la posizione pubblica.
Prodigi di un amor proprio femminile offeso: talvolta una donna decide di andare fino in fondo alle estreme conseguenze, qualsiasi esse siano, pur di ricavare soddisfazione. Un Don Quixote in gonnella, con il personalissimo mulino a vento a portata di mano pur sapendo che non ricaverà mai la soddisfazione alla quale bramerebbe.
In questa prospettiva, la nostra protagonista sa perfettamente che non è assolutamente in grado di fermare lo scorrere placido del fiume, e sa inoltre che se ci provasse ne verrebbe travolta; però è certa che il grande fiume teme solo una cosa: chi si mettesse a edificare argini o dighe.
Ed è perfettamente conscia che solo il placido, dolce e tranquillo paese può farlo.

Per farlo, deve cambiare il comune sentire della gente riguardo al suo ex-fidanzato; da bravo, buono, bello e talentuoso, giovane e affascinante, depositario di tutti i doni che il buon Dio ci ha dato in questa terra lei deve riuscire a farlo vedere per quello che lui è, per quello che lei meglio di tutti gli altri  sa lui essere: un uomo come tutti quelli del nostro paesino; non meglio, non peggio, non diverso, non meno ipocrita o meno virtuoso. Una volta riuscisse a cominciare questa operazione, ad instillare il dubbio, a far balenare nelle menti dei compaesani un barlume di pensiero anomalo, un rametto sulla superficie del lento scorrere del fiume, il resto succederebbe da solo e lei avrebbe la soddisfazione che cerca.

E come farlo? Semplicemente toccando un argomento personale ma rilevante per tutti gli abitanti del paesino della bassa: i soldi.
Instillare il dubbio sulla provenienza dei soldi che il fidanzato le dava per vestiti, profumi, viaggi e cene, dicendo che glieli aveva dati lui per anni e anni senza dirle da chi venissero; e qui - con femminile cattiveria - aggiungere che gli venivano da un amico del fidanzato, amico al quale venivano appaltati tanti lavori dal paesino della provincia.
Tanti e tanto costosi.

Come nelle storie di campagna che si rispettino, ogni tanto i grandi e lenti fiumi soffrono le incastellature, i fontanazzi, le piccole dighe e i grandi argini; a dispetto di tutto e di tutti, rompono talvolta gli indugi e si sfogano nella pianura riempiendo le golene, allagando campi e risaie, coprendo i maceri di canapa e i canneti pieni di gracidanti ranocchi.

E talvolta, ma solo talvolta, questo succede a causa di un rametto impigliato; una volontà altrettanto ferma e irremovibile di quella della corrente che cerca in ogni modo di riportarlo al suo corso naturale, e al suo destino. O a causa della volontà di una donna ferita.