Il mantovano prodiano professor Delbono, purtroppo sindaco della mia città, finalmente ha rassegnato le dimissioni.
Peculato.
In sintesi: han trovato un paio di bancomat intestati a un suo amico e fornitore della regione Emilia Romagna quando il prof. era vicepresidente, bancomat che dal 2001 al 2008 sono stati a disposizione del sindaco, per la precisione dal 2004 in poi della compagna.
Scaricata da lui, lei Cinzia Cracchi si è vendicata raccontando al candidato di centrodestra (Cazzola) durante le elezioni comunali che lei aveva a disposizione dei soldi di provenienza quantomeno dubbia.
Io, garantista da sempre, lo sono anche in questo caso; mi aspetto che vengano pubblicati e controllati tutti i movimenti di quei conti correnti - la legge antimafia prevede che vengano conservati 10 anni - e che si possa ampiamente chiarire chi pagava cosa e perchè.
Anche perchè è proprio una cosa normale che un amministratore pubblico riceva in "comodato gratuito" un conto corrente altrui dal quale prelevare a mio piacimento.
Nonostante il mio garantismo intrinseco - cioè non appartengo alla categoria dei robespierre alla travaglio - alla luce di altri comportamenti mica sono tanto convinto della liceità di certe transazioni... Vedremo che diranno i giudici. Di pettegolezzi sull'argomento in città ne girano da anni.
Ah, as usual i giornali nazionali hanno visto il dito - la donna tradita e i rimborsi spese gonfiati della Regione Emilia Romagna - invece delle transazioni illecite, ma tant'è; mica è nuovo questo atteggiamento.
Forse dovrebbero fare un po' meglio il loro mestiere.
Dimenticavo: personalmente, per il bene del PD e della rielezione certa di Errani a Governatore, fossi stato nel sindaco mi sarei dimesso prima; probabilmente il danno grosso è stato evitato (indagini a fondo sui movimenti degli ultimi 10 anni di fondi regionali...) ma non quello di immagine.
L'eterno match dei fratelli coltelli (prodiani, dalemiani) in Emilia ha avuto un'altra puntata.
Forse, questa storia ha ancora molti capitoli interessanti da leggere. Chissà che non vengano scritti.