venerdì 27 giugno 2008

Perchè Odifreddi dovrebbe dirsi cristiano

Attenzione: post lungo.
Ricevo da un amico laureando in Matematica un testo di Claudio Antonio Testi, la recensione all'ultimo libro del palesemente ateo matematico (?) Piergiorgio Odifreddi, noto esponente del PD. La versione acculturata e snob di Massimo Fini, per intenderci.

Personalmente, mi è più simpatica Rosi Bindi, il che è tutto dire

PERCHÉ ODIFREDDI DOVREBBE DIRSI CRISTIANO
Recensione a PIERGIORGIO ODIFREDDI, Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici), Longanesi, Milano, 2007.
In questo suo testo Odifreddi vuol sostenere, come dice il titolo, una tesi diametralmente opposta alla celebre posizione crociana. Senza entrare nel merito delle competenze dell’autore sulla tematica religiosa, vorremmo invece cercare di farne un’analisi dalla quale risulterà come logicamente l’autore fallisca nell’intento e come, stando ai suoi stessi assunti, il matematico dovrebbe invece dirsi cristiano. Vediamo perché.
Nell’introduzione l’autore espone esplicitamente la seguente tesi:
«lo stesso termine cretino deriva da ‘cristiano’ [...] con un uso già attestato dall’Enciclopedia nel 1754: secondo il Piangiani, “perché cotali individui erano considerati come persone semplici e innocenti, ovvero perché, stupidi e insensati quali sono, sembrano quasi assorti nella contemplazione delle cose celesti”» [p. 9]
Dunque, se ‘cretino’ deriva da ‘cristiano’, ne segue che Odifreddi considera vera la proposizione:
P1) ogni cristiano è un cretino
L’autore precisa infatti:
«In fondo la critica al Cristianesimo potrebbe dunque ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo. Tale critica, di passaggio, spiegherebbe anche in parte al fortuna del Cristianesimo: perché, come insegna la statistica, metà della popolazione mondiale ha un’intelligenza inferiore alla media(na), ed è dunque nella disposizione di spirito adatta a questa e altre beatitudini» [p. 10]
In altri termini, l’autore considera vere anche queste frasi:
P2) L’umanità si divide in due parti esattamente uguali: i più e i meno intelligenti
P3) Ogni cretino è meno intelligente
Abbiamo quindi che l’insieme degli uomini (A) viene diviso in due parti esattamente eguali (B = uomini più intelligenti; C = uomini meno intelligenti) e nella parte C troviamo i cretini (D), che a loro volta includono i cristiani (E):
odifreddi - 1



Di certo Odifreddi non si vuol mettere tra i cristiani, ma si mette tra gli uomini più intelligenti: egli infatti si definisce logico-matematico e afferma che «il Cristianesimo è indegno della razionalità e dell’intelligenza dell’uomo», la quale si fa coincidere con la scienza, verso la quale in Cristianesimo è stato un «freno» [p. 10]. In altri termini, Odifreddi assume queste proposizioni:
P4) ogni scienziato è intelligente
P5) ogni logico matematico è scienziato
P6) Odifreddi è un logico-matematico
Dalle quali seguono logicamente due teoremi:
T1) Odifreddi è uno scienziato (da P6 e P5)
T2) Odifreddi è intelligente (da T1 e P4)
Questo è dunque l’apparto logico dal quale muove l’autore. Dal libro in questione, tuttavia, si può dimostrare innanzitutto la falsità di P6, ovvero che Odifreddi è un logico-matematico, come si evince dal primo ragionamento fallace del nostro.
Primo ragionamento fallace
Dalla situazione descritta nella figura 1 (ovvero da P1+P2+P3), Odifreddi deduce che questa «spiegherebbe anche in parte la fortuna del Cristianesimo», ovvero deriva il teorema:
T3) P1+P2+P3 implicano la fortuna del cristianesimo
Tuttavia questa implicazione non è affatto necessaria, perché allo stesso modo, essendoci un’identica porzione di umanità non inclinante verso il cristianesimo (la parte B), se ne potrebbe dedurre ad egual titolo che non si spiega la fortuna del cristianesimo. Dunque P1+P2+P3 non implicano la fortuna del cristianesimo (così come non ne implicano la sua sfortuna).
Questo basta per negare P6: Odifreddi non è dunque un logico-matematico. A questo punto, per negare P6, non occorre nemmeno ricordare che Odifreddi non ha mai ottenuto risultati teorici tali da farlo entrare nella storia della matematica, come invece è accaduto ad altri matematici quali il fondatore dell’insiemistica Georg Cantor e il compianto Ennio De Giorgi. Si noti tra l’altro che questi erano entrambi cristiani (e l’ultimo addirittura cattolico!), ma questo Odifreddi pare non saperlo: come potrebbe infatti inquadrarli nel suo schemino?
Secondo ragionamento fallace
A pagina 88 l’autore afferma che «in pratica nessuna testimonianza storica esiste sulla persona e sulla vita di Gesù al di fuori del nuovo testamento». Ora, a parte la verità o meno dell’affermazione, l’autore commette un’imperdonabile errore logico. Infatti, siccome vuol dimostrare l’infondatezza dell’esistenza di Gesù, egli dovrebbe dimostrare prima di tutto la falsità dei Vangeli, anziché assumerne dogmaticamente la loro inattendibilità (come dire: siccome questi testi sono giudicati autentici dalla Chiesa, allora non valgono come prova) e concentrarsi unicamente sulla demolizioni delle fonti extra evangeliche.
In altri termini, se i vangeli (V) o altre fonti (AF) implicano l’esistenza di Gesù (G) e viceversa, , non basta demolire AF per negare G, infatti:
((V o AF) ⇔ G e non-AF) ⇒ ∼G
non è una tautologia, e quindi il ragionamento corrispondente non è valido. La cosa, converrà il lettore, è talmente banale, da far entrare di diritto Odifreddi tra gli uomini meno intelligenti.
Terzo ragionamento fallace
Seguendo sempre questo filo argomentativo, l’autore si appresta a dimostrare l’infondatezza della fonte storica Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe. A p. 88 cita un celebre brano in cui si parla di Cristo. Per demolirlo cita come argomento un altro testo di Flavio Giuseppe (contenuto ne La Guerra giudaica), che di
certo è stato interpolato, e ne deduce che anche il brano riguardante Gesù delle Antichità Giudaiche deve esserlo stato:
«Poiché una versione molto più estesa è stata interpolata anche nell’altra opera di Flavio Giuseppe La guerra Giudaica, questa volta in maniera dimostrabile, tutto fa pensare che lo sia stato anche nella precedente» [p. 89]
Siamo nel pieno di una grossolana fallacia induttiva: dal fatto che un brano dell’autore è stato manomesso, se ne deduce che anche quest’altro deve essere stato manomesso (così come dal fatto che un cigno è bianco se ne deduce che anche quest’altro deve essere bianco). La frase non può che lasciare sbigottiti, e la sconnessione logica è talmente evidente che spinge il nostro nel più ristretto insieme dei cretini. Per inciso, con questa accusa di cretineria non si vuole offendere l’autore (così come del resto non credo che l’autore volesse offendere i cristiani dicendoli cretini e poco intelligenti).
Quarto ragionamento fallace
A pagina 169 il nostro ci dice che: «anche i Vangeli sinottici non affermano la divinità di Gesù» e subito dopo come argomento dimostrativo egli cita «Giovanni che pure inizia con un prologo in cui Gesù viene identificato [...] col ‘Verbo’ e che dice “in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio”» [p. 170]. Non ci si può non stupire del fatto che a sostegno di una tesi («anche i Vangeli sinottici non affermano la divinità di Gesù») egli citi un brano in cui questa tesi è completamente smentita. Converrà il lettore, anche poco esperto di logica, che questo fa entrare di diritto Odifreddi tra i più cretini dei cretini, ovvero tra i cristiani.
Abbiamo dunque dimostrato, che Odifreddi, in base ai suoi stessi assiomi, dovrebbe dirsi nell’ordine: non logico-matematico, non tra i più intelligenti, cretino e cristiano. Quanto poi al fatto che dovrebbe dirsi anche cattolico, lasciamo ad altri il compito di dimostrarlo.
Post Scriptum. A seguito di una prima versione della recensione, alcuni lettori ci hanno chiesto qualche indicazione su come potere dimostrare il cattolicesimo di Odifreddi. Vogliamo qui darne solo una traccia: se, come pare assumere implicitamente l’autore, i cattolici sono tra i più cretini dei cristiani, e dovendosi dire Odifreddi cristiano, si tratterà semplicemente di mostrare i brani in cui la cretineria dell’autore emerge con particolare vigore. Ricordiamo al proposito solo alcuni di questi numerosissimi punti:
a) Odifreddi non conosce bene l’italiano. Prendiamo ad esempio pagina 28, in cui l’autore cita un brano della Dei Verbum «La Sacra Madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia dell’Antico che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché tutti scritti per ispirazione dello Spirito Santo»; al proposito Odifreddi si chiede «come mai chi dettava avrebbe voluto che si scrivessero così tante cose che, come abbiamo cominciato a notare e continueremo a fare, sono sbagliate scientificamente» [corsivi aggiunti]. Per Odifreddi vale quindi l’equivalenza: ispirare = dettare. A parte che un normale vocabolario aiuterebbe l’autore a dipanare l’equivoco, vorremmo far notare che la differenza tra ispirazione e dettatura è fondamentale per la comprensione del fenomeno religioso. È, ad esempio, uno dei punti in cui Cattolicesimo e Islam di differenziano radicalmente: il Corano è infatti, diversamente dalla Bibbia, un libro dettato (e non ispirato) a Maometto. Al proposito sarebbe auspicabile uno studio del nostro sul fenomeno islamico, ma siamo disposti a scommettere che non avrà il coraggio e la virilità di scriverlo.
b) Odifreddi non ha i minimi rudimenti di esegesi. Nella sua confutazione scientifica della Genesi [p. 29 sgg.] pare infatti non sapere che da qualche secolo l’interpretazione delle scritture parla di almeno quattro tipi di sensi (letterale, morale, allegorico e anagogico): queste cose dovrebbe conoscerle un qualsiasi studente delle superiori, non fosse altro per il fatto che sono riprese da Dante stesso a proposito della Divina Commedia. Certo, errori interpretativi se ne sono fatti (la lettura letterale del brano di Giusuè 10,12 per il quale fu tra le altre cose condannato Galilei ne è un esempio), ma fin da subito i Padri della Chiesa e, in seguito, gli scolastici hanno interpretato non solo “letteralmente” la Genesi: basti la lettura del Supra Genesi ad Litteram di Agostino, per averne la prova. Questa piccola lacuna fa tra l’altro cadere tutto l’impianto critico di Odifreddi a proposito delle varie confutazioni storiche e scientifiche delle scritture che, come detto sopra, essendo ispirate a uomini di un certo tempo, hanno sì un certo contenuto storico, ma possono e devono essere lette non solo come trattati di storia o cosmologia. In quest’ottica anche tutte
le contraddizioni che rileva l’autore nelle Scritture possono (se adeguatamente interpretate) facilmente dipanarsi.
c) Odifreddi non conosce le basi della filosofia. Il nostro infatti, con la più grande disinvoltura, così ci spiega il concetto di sostanza: «L’idea risale ad Aristotele, che distinse nelle cose la loro vera essenza [...] dai loro inessenziali ‘accidenti’: ad esempio, nell’ostia, il suo astratto ‘essere ostia’ dalle concrete proprietà di essere costituita di pane di frumento» [p. 190]. Davvero impressionante la densità di errori in queste poche parole! Qui l’autore identifica la sostanza con l’astratto (mentre è l’esatto contrario) e afferma che l’esser pane di un’ostia è un accidente, quando è proprio la componente materiale della sostanza (che è la concreta unione di forma e materia). Stessa totale ignoranza emerge con particolare chiarezza quando parla di “creazionismo” come incompatibile con l’evoluzione del cosmo e con la sua eternità [pp. 29-32], quando è vero esattamente l’inverso: un mondo che evolve (e che al limite è eterno) può essere benissimo creato dal nulla [cfr. TOMMASO D’AQUINO, Summa Teologica, I. q. 46]: ma di questo abbiamo già scritto recensendo il volume di E. Gilson, Da Aristotele Darwin e ritorno, Marietti 1820, Milano , 2003 [Divus Thomas, 3/2003, ESD, Bologna, pp. 221-225], alle cui pagine volentieri rimandiamo Odifreddi, pur dubitando che, visto il suo fondamentalismo cristiano, possa adeguatamente apprezzarle.
Claudio Antonio Testi