giovedì 23 marzo 2006

L'odio come tecnica politica applicata scientemente

Contravvenendo alle mie regole (post brevi, citazioni solo come link)  l'editoriale di Giuliano Ferrara di oggi sul FOGLIO è da leggere, rileggere, rileggere ancora e meditare; merita un devoto "copia-appicicca" in ossequioso e rispettoso omaggio per una delle poche menti lucide che ci sono in Italia (scusi il lecchinaggio, Direttore, ma quando ci vuole ci vuole).

Violenza diffusa     

    La tecnica dell’odio e del disprezzo mette in crisi la vita democratica

Prodi non se la può cavare dicendo che gli insulti fanno parte della vita pubblica, signora mia, quando Berlusconi si ribella all’idea che la violenza e le tecniche del disprezzo personale e dell’odio siano accettate come normali “contestazioni”. Il gruppo dirigente del centrosinistra in quota Ulivo è fuori dal brutale grumo di veleno ideologico che circola in modo diffuso nel paese ormai da anni, e che da quando Berlusconi vinse le elezioni è diventato una pericolosa tossina per l’insieme della vita democratica, ma lo stesso non si può dire per pezzi del centrosinistra. Se candidi Caruso occhieggiando ai giottini, se elevi un monumento di paglia e cenere a un giovane scaricato dalla vita che aggredisce una camionetta dei carabinieri con un estintore mentre intorno fioccano bastonate e molotov e ne fai un simbolo e un martire perché vittima della sua stessa violenza, se reagisci con parole disonorevoli al conferimento di una medaglia d’oro al valore civile a un ragazzo assassinato dagli islamisti che si fidava del suo paese, se dici che le mani di Bush e Berlusconi grondano sangue come ha fatto Diliberto, se coccoli il bravo operaio ruspante e impulsivo che tira un treppiede sul collo del premier (che ti dà una lezione di ironia perdonandolo), se ti compiaci di un irritante omarino che passa la vita a inseguirlo gridandogli buffone nella più completa impunità, se dai spazio tutti i giorni fra la tua gente al sentimento di livore personale, non di opposizione politica ma di livore personale, se in un paese popolato di centri sociali estremisti e di gruppi anarcoidi che fanno della violenza una pratica abituale vieti a Bologna una manifestazione di estremisti di destra candidati alle elezioni, lanciando un altro segnale di impunità a sinistra e solo a sinistra, allora non ti devi stupire quando succedono quelle strane cose che si sono viste. Come l’assalto a un teatro in cui il presidente del Consiglio tiene un discorso elettorale, caso preclaro di squadrismo di sinistra. Non puoi allora stupirti e minimizzare, in nome del diritto all’insulto, se un deputato europeo della Lega viene individuato su un treno, riempito di botte e mandato all’ospedale, se per lui e per i suoi l’agibilità politica delle piazze è sottoposta regolarmente al ricatto della violenza stradaiola. E’ strano e ipocrita questo scandalo per la frase-nemesi, “emergenza democratica”, che un avversario stanco di subire ti rivolta contro. 
(copyright Il FOGLIO)