mercoledì 26 agosto 2009

Rispetto Antonio Polito

Ogni tanto nel panorama ottusamente conservatore e luogocomunista della sinistra italiana qualche giornalista fa affermazioni controcorrente, magari allo scopo di sovvertire la famosa regola dei vent'anni - a sinistra ci mettono quel tempo per ammettere che avevano torto su un argomento qualsiasi e i loro avversari di allora ragione su tutta la linea -  e quando accade ammetto di provare una soddisfazione immensa.
Se poi a fare affermazioni ovvie dal mio punto di vista - ma io non faccio parte di questa sinistra - è uno dei pochi giornalisti e politici di sinistra al quale spesso concedo di avere una onestà intellettuale non comune nel suo schieramento, cioè Antonio Polito, posso solo notare con soddisfazione che è addirittura recidivo.

E mi chiedo che cosa mai lo faccia rimanere fedele a uno schieramento politico che fa esattamente l'opposto di quello che scrive e auspica ogni giorno.

Di ieri l'editoriale sul Riformista, da leggere con calma e ricordare in futuro.

Riporto solo un passo:
"La rivoluzione liberale sarebbe accettare l'idea che l'individualismo non è sinonimo di egoismo sociale. Mentre da noi la sinistra si trova a suo agio solo con i grandi soggetti collettivi e organizzati, rispetta e teme soltanto ciò che comincia per Conf, dalle Confederazioni sindacali alla Confindustria, dalla Confcommercio alla Confesercenti. Ma non sa nulla di tutti coloro - e in Italia sono molti di più che negli altri Paesi europei - che ogni giorno si muovono nella giungla della società allo stato brado, contando solo su se stessi, senza nessuna Conf che copra loro le spalle. I piccoli: piccoli imprenditori, piccoli risparmiatori, piccoli proprietari di case, piccoli commercianti, piccoli artigiani. Quei piccoli di cui la cultura di sinistra sorveglia e critica il 740 molto più di quanto si sia permessa di fare con quello di Gianni Agnelli."